Può il Parco Giochi Primo Sport 0246 promuovere lo sviluppo delle competenze motorie dei bambini in età prescolare?

Le capacità del bambino sono strettamente influenzate dall’ambiente. La relazione tra individuo e ambiente è intrecciata a tal punto che la persona valuta ambiente e oggetti non per le loro caratteristiche standard ma in relazione a se stessa (Gibson, 1979). Per esempio, una persona percepisce se può salire una rampa di scale con i piedi alterni, considerando non l’altezza di ogni singolo scalino ma l’altezza della scala in relazione alle proprie dimensioni del corpo (body scaling) (Haywood, Getchell, 2009). Un oggetto non ha caratteristiche tali da essere adatto a tutti, ma ognuno attribuisce a quell’oggetto il proprio significato, che varia al variare delle dimensioni corporee, delle capacità (un anziano ha meno possibilità di salire gradini molto alti rispetto all’adulto) e delle condizioni di esecuzione (se devo afferrare una palla sotto ad un letto ed è troppo distante per il mio braccio posso utilizzare un bastone, se ne ho l’opportunità). Nell’ambito dell’educazione motoria l’educatore può aiutare i bambini nel body scaling utilizzando attrezzi appropriati alle dimensioni dei piccoli, (Gagen & Getchell, 2004) oppure mediando le loro attività, ossia ponendo le condizioni affinchè i piccoli possano agire a livello di “zona di sviluppo prossimale” (Vygotskij, 2002). Così facendo egli manipola l’interazione tra il bambino e il compito, incoraggiandolo ad un modello di movimento più avanzato.

L’acquisizione di nuove competenze motorie è un processo di apprendimento che può essere facilitato o inibito dall’esperienza del bambino e/o dal comportamento dell’educatore.

Abbiamo osservato i bambini giocare al parco giochi Primo Sport 0246, con un gioco chiamato “barra a molle”. E’ un attrezzo utile per sviluppare le capacità di equilibrio, si tratta di una barra che poggia agli estremi su due molle elastiche. E’ un piano di appoggio molto instabile, poiché si muove in tutte le direzioni ed è difficile camminarvi sopra.

La ricerca è stata realizzata in due anni, con due gruppi di bambini di 5 anni (complessivamente tot. 59) che venivano al parco giochi Primo Sport 0246 da marzo a maggio, una volta alla settimana e praticavano attività di 30 minuti di gioco libero e 30 minuti di gioco semistrutturato così organizzato:

1. Gruppo A praticava gioco semistrutturato, situazione in cui l’insegnante guidava il bambino lungo un percorso obbligato lasciando a lui la completa scelta della modalità di utilizzo dell’attrezzo

2. Gruppo B praticava gioco semistrutturato, situazione in cui l’insegnante guidava i bambini lungo un percorso obbligato dicendo loro che il gioco prevedeva che camminassero tutti sulla barra a molle, senza poter scegliere diverse modalità di utilizzo della stessa. In questo caso l’insegnante “mediava” l’attività del bambino offrendogli la spalla cui appoggiarsi per salire e spostandosi immediatamente dopo e incoraggiandolo ad effettuare un “bel salto” nel momento in cui egli sentisse di perdere l’equilibrio.

All’inizio e alla fine dei 10 incontri sono state effettuate le seguenti misurazioni: a) lunghezza del percorso effettuato camminando autonomamente sulla “barra con molle”; b) numero di cadute; c) tempo totale impiegato a compiere l’intero percorso sulla barra.

Risultati: al test iniziale nessuno dei 59 bambini era capace di salire sulla sbarra e di riuscire a fare almeno un passo senza cadere. Alla fine delle 10 visite sono state osservate significative differenze tra i due gruppi.

Nel gruppo A l’80% dei bambini riusciva a salire autonomamente sulla “barra con molle” , il 17 % chiedeva aiuto e il 3% non voleva salire sulla barra. Il 100% dei bambini che salivano sulla barra autonomamente camminava per tutto il percorso (il 33% senza cadere; 50% con 1-2 cadute; il 17% cadendo più di due volte). Durante i 30 minuti di gioco libero l’85% dei bambini sceglieva il gioco “barra con molle”, dopo le prime cinque visite al parco.

Nel gruppo B, alla fine dei 10 incontri solo il 17% dei bambini saliva sulla barra in maniera autonoma ma nessuno di loro riusciva a fare più di un passo. Tutti i bambini hanno sviluppato diverse strategie di utilizzo del gioco, alternative al camminare sopra, in equilibrio: strisciare in appoggio sulla pancia, passare cavalcioni, passare sotto. Tutti i bambini del gruppo B, osservati durante il gioco libero evitavano la “barra con molle”.

CONCLUSIONI
1. Gli educatori che hanno dato un piccolo supporto ai bambini, solo per salire sulla barra, hanno favorito lo sviluppo di capacità di apprendimento favorendo l’acquisizione di nuove competenze motorie.
2. I bambini che grazie all’aiuto dell’educatore riuscivano a salire sulla barra, dopo alcuni incontri, tendevano a ripetere l’esperienza anche da soli durante i momenti di gioco libero mentre i loro compagni, che senza aiuto non erano riusciti a salire, in seguito evitavano quel particolare attrezzo.
3. Il lavoro dell’educatore con il gruppo A ha favorito nei bambini l’attività in zona di “sviluppo prossimale”, contribuendo ad una manipolazione del rapporto bambino-ambiente, secondo la concezione di Gibson. I bambini senza aiuto hanno percepito il gioco come troppo difficile e l’hanno evitato mentre i bambini aiutati hanno percepito lo stesso gioco come “possibile” e hanno incrementato l’esperienza fino a produrre apprendimento.

Patrizia Tortella

Rif.ti

CONGRESSO ASSOCIAZIONE ITALIANA SCIENCE COGNITIVE 3-5 DICEMBRE 2012- ROMA