Se i giochi sono troppo facili il bambino si stanca e non apprende nulla di nuovo; se mani-monkeybarssono troppo difficili non riesce a giocarci e quindi li abbandona! Le proposte efficaci sono quelle che tengono conto di ciò che il bambino sa già fare. Lo scopo del gioco deve essere di mettere il bambino nella condizione di provare qualcosa di leggermente più difficile rispetto alle sue capacità. Il grande psicologo russo L. Vygotskij definisce questa condizione la “zona di sviluppo prossimale”. È quella situazione per cui il bambino, grazie al supporto dell’adulto attento o di un altro amichetto più esperto, riesce a sviluppare la propria soluzione al problema che il nuovo gioco gli presenta. In questo contesto l’adulto diventa un vero e proprio facilitatore del sano sviluppo del bambino. Egli può infatti mettere il bambino in condizione di provare un’esperienza un po’ più impegnativa di quanto sia alla sua portata. Fornendo un qualche aiuto, ma sempre rispettoso dell’autonomia del bambino, l’adulto può permettergli di fare il salto di qualità verso l’acquisizione di una nuova capacità o di una nuova competenza.

 

Per saperne di più potete trovare quest’articolo sulla pagina 48 del libro “Primo Sport” scaricabile gratuitamente qui.