Se un bambino ha paura ad appendersi alla scala orizzontale cosa si fa?
E’ opportuno aiutarlo o lasciare che eviti la scala?

Area attrezzata giochi - Scala orizzontale

Affronto queste domande che ho trovato nel forum, come pretesto per arrivare ad un tipo di ragionamento importante per il momento educativo, nella pratica dell’attività motoria in particolare. Cosa si fa quando un bambino sembra aver paura di qualche cosa? Ha senso insistere o è meglio evitare il problema?

Il bambino può avere paura per diversi motivi:
AFFETTIVI
-si tratta di un atteggiamento che nasconde problematiche più profonde (il problema non è di competenza dell’insegnante)
CONTESTUALI
– socio-relazionali (il bambino non conosce bene le persone con cui si trova, sia bambini che adulti, oppure si sono generate problematiche relazionali con i compagni o con l’insegnante
PERSONALI
– il bambino si vergogna (può succedere con bambini obesi o altro)
– non sta bene, è stanco, non ha voglia
– ha paura perche i bambini hanno a volte paura
AMBIENTALI
– Il bimbo non conosce l’ambiente e il gioco/materiale da utilizzare; non ha capito cosa gli viene chiesto
COMPETENZE MOTORIE INADEGUATE
– il bambino non riesce perché non ha le competenze motorie (manualità, mobilita’, equilibrio)

Per quanto riguarda l’aspetto delle competenze motorie, può capitare che la richiesta fatta al bambino possa essere troppo difficile per lui. Cosa fare allora?
Si può cercare di facilitare il compito, di mediare in modo da metterlo in condizione di agire in quella che Vygotskij definisce “Zona di sviluppo prossimale”. Come si fa?
Si tratta di creare le condizioni affinchè il bambino possa provare un’esperienza vicina alle sue capacità, quindi innanzitutto si tratta di vedere cosa sa fare. Senza forzarlo mai è possibile fare in modo che possa provare a fare dei giochi simili ma meno complessi, come ad esempio arrampicarsi sulla scala verticale o attaccarsi alla sbarra, in modo da impegnarsi dal punto di vista muscolare e coordinativo e affinare le sue capacità, fino a raggiungere un livello di sicurezza tale da permettergli di provare a rimanere appeso alla scala orizzontale.
Poi si può guardare anche se oggettivamente ci possono essere motivi di paura nell’eseguire un tipo di gioco. A volte l’eccessiva altezza da terra di un gioco può essere affascinante, ma quando il bambino effettua il primo salto e si accorge dell’altezza, tende a non riprovare il gioco. Si può allora, ad esempio, mettere un materasso sotto alla scala in modo che il bambino possa lasciarsi cadere sul morbido.
A tal proposito lo scorso anno al parco Primo Sport 0246 è stato proprio provata questa esperienza, con bambini di 3,4,5 anni che venivano al parco con le scuole a realizzare dei percorsi di gioco libero e gioco semistrutturato. Si è osservato che dopo le prime cadute non risalivano più sul gioco ed è stato così messo un materassone di gommapiuma rivestito in plastica (normali materassoni da palestra) sotto alla scala. Il gioco è diventato improvvisamente molto attraente anche per i bambini più piccoli, che vedendo i grandi divertirsi, volevano assolutamente provare. L’osservazione e l’ascolto dei bambini, componente fondamentale dello spazio del parco, dedicato a loro, ci ha suggerito di apporre delle modifiche al gioco della scale orizzontale: esso verrà abbassato, per essere più adatto a bambini così piccoli.
Qualsiasi attività prospettata ai bambini deve presentare un livello di difficoltà molto vicino alle competenze possedute. Ogni bambino si trova ad un livello diverso e sono necessari percorsi differenti. Nel caso della scala orizzontale può anche essere utile l’aiuto di un adulto che sorregge il piccolo e lo aiuta a posizionare le mani e ad afferrare i pioli. Si tratta di un aiuto momentaneo (scaffolding) che poi mano a mano che il bambino acquisisce sicurezza viene tolto.
Nell’esperienza dello scorso anno al parco è stato osservato che la vicinanza dell’adulto favoriva nei bambini il coraggio di appendersi ma a volte questo favoriva anche eccessive percezioni di capacità e di rischio e si osservava che i bambini cadevano molto di più quando l’adulto era loro vicino rispetto a quando era lontano. Se l’adulto rimaneva a una distanza di almeno 1 m e mezzo i bambini che non erano ancora all’altezza del compito non provavano ad appendersi e sapevano contare maggiormente sulle loro effettive capacità.
E’ fondamentale che l’esperienza fatta dal bambino lasci in lui un vissuto positivo, che possa rafforzare il suo senso di autoefficacia, la sua motivazione ad apprendere, e il desiderio di ripetere l’azione, determinando il nascere di un circolo virtuoso che porti il bambino a sperimentare diverse esperienze che possano aiutare lo sviluppo delle diverse competenze.

CIRCOLO VIRTUOSO

circolo virtuoso - attività motoria nei bambin 0-6 anni

I bambini che vivono esperienze negative tendono invece a consolidare un senso di autoefficacia negativo, a vedere diminuire la motivazione e tendono a non ripetere più l’esperienza. In questo modo non provano più a sperimentarsi e non imparano. Non imparando acquisiscono ulteriori motivi di svantaggio rispetto agli altri bambini e mano a mano si isolano dal gruppo e al problema originario di tipo motorio si aggiungono poi problemi di tipo affettivo – relazionale.
L’attività motoria sin da piccoli è un ottimo sistema per aiutare i bambini a vivere in modo sano e armonioso con se stessi e con gli altri e nel caso dell’attività al parco giochi, con la natura.

Patrizia Tortella

Tortella, P. (2011). Il gioco: fattore di crescita motoria se…; PrimoSport 0246: il parco giochi per i più piccoli; I “come” e i “perché” facilitare la pratica dell’attività motoria. PRIMO SPORT. L’ambiente e il movimento ideali per crescere sani. MILANO: Libreria dello sport
Scaricabile gratuitamente dal sito www.0246.it