Gianantonio Tramet, Presidente di Laboratorio 0246 no-profit

Sarà un Natale diverso quello che vivremo quest’anno.

Quello che vivranno la maggior parte dei nostri bambini, abituati ad essere stretti dalle mani di nonni, zii e cugini: in questo 2020 così strano, vivranno le feste in nuclei ristretti.

Per una volta voglio soffermarmi su quanto di buono può scaturire da tutto questo, avendo già evidenziato  – nelle scorse newsletter lungo questi nove mesi – quali saranno gli enormi strascichi che questa pandemia mondiale avrà su menti e azioni dei nostri bimbi.

Proprio loro, più degli altri, sono stati in grado di seguire regole e misure necessarie: dalle mascherine al distanziamento tra loro e i compagni, dall’impossibilità di abbracciare le maestre alla negazione dell’attività sportiva pomeridiana, dalla lontananza necessaria dai nonni alla privazione di compleanni e incontri dopo scuola con gli amichetti.

Sono stati i bimbi a insegnare le regole ai genitori, ligi e attenti a quanto gli è stato spiegato.

Nessuno di loro ha mai messo in dubbio l’uso della mascherine, né preteso libertà che in questi mesi così difficili non potevano essere concesse.

Hanno compreso, i nostri bimbi, che la privazione di un pezzetto della propria quotidianità sarebbe valsa la libertà futura, avrebbe garantito l’uscita veloce da questo incubo.

Mi hanno raccontato la storia di un bimbo della scuola dell’infanzia che – non appena ha visto accendersi la tv per la lettura del DPCM che ha dato il via alla seconda ondata – ha chiesto alla mamma di andare a comprare i pennarelli per disegnare un nuovo arcobaleno, avendo già compreso cosa sarebbe accaduto di lì a poco.

Hanno imparato due concetti fondamentali: il sacrificio e la resilienza.

Stringiamoci nei nostri nuclei e teniamo duro, come ci hanno insegnato a fare i bambini.

E in nome di queste due parole splendide vi auguro buon Natale e delle feste, per quanto sarà possibile, serene.

Gianantonio Tramet