Il gioco è l’esperienza attraverso cui il bambino “costruisce” se stesso. Spesso i genitori si recano al negozio e comperano giocattoli sofisticati per permettere al bambino di fare esperienze più complesse nella convinzione che queste lo aiuteranno nel suo processo di sviluppo e maturazione. Ma cosa è veramente importante in un gioco perché possa essere utile allo sviluppo di un bambino?

L’elemento principale è che il gioco, la situazione, lo strumento siano alla sua portata. Per sua portata si intende che il suo livello di capacità sia tale da permettergli di accedere a quel gioco. Se ad esempio nel giardino si decide di mettere un albero, per permettere al bambino di imparare ad arrampicarsi, ci si dovrà assicurare che vi siano anche dei rami bassi, alla portata del bimbo. Ciò favorirebbe in lui la capacità di “provare ad arrampicarsi” e con un risultato di successo rispetto all’esperienza in cui si cimenta. Mano a mano che diventa un abile arrampicatore le proposte possono diventare più complesse.
Se invece la difficoltà sin dall’inizio è troppo lontana dalle capacità possedute dal bambino, egli non prova neppure o se prova ha
un’esperienza di insuccesso che, se troppo marcata, può anche dissuaderlo da ulteriori tentativi. È il caso di quei bambini che
spesso dicono a maestre o genitori: “io non sono capace”, anche di fronte ad esperienze accessibili.
Perché l’esperienza possa essere positiva e costruttiva dovrà quindi essere un’esperienza di successo. Il genitore attento crea le opportunità affinché il bambino possa arrivare al successo in ciò che fa, con il piacere di fare. Questo crea un circolo virtuoso che rinforza il senso di autoefficacia del bambino e la propria autostima, elementi che sono fondanti la sua crescita.

 

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