Il gioco preferito del bambino è fare ciò che più gli piace. Si può parlare anche di gioco libero, che spesso è gioco simbolico.

Il gioco libero è un’attività scelta liberamente dal bambino; egli decide se e quali oggetti utilizzare, come utilizzarli e per quanto tempo continuare la sua attività. Il termine gioco simbolico indica un tipo di gioco basato sulla finzione, in cui azioni e oggetti sono distaccati dai loro ruoli tipici e dalle loro funzioni: una matita diventa la bacchetta magica, la bambola il bebè custodito dalla bambina.

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Non vi è un accordo unanime tra gli insegnanti in merito al valore del gioco libero. Alcuni ritengono che esso sia inutile per il bambino e preferiscono che pratichi attività guidate. Tuttavia negli ultimi anni sono state prodotte evidenze che indicano come il gioco libero non solo contribuisca positivamente a diversi aspetti dello sviluppo del bambino, ma sia anche fondamentale per il bambino poter disporre di momenti di libertà totale per le sue scelte.

Tra gli aspetti che sono positivamente influenzati dal gioco libero vi è l’importante capacità di mantenere l’attenzione per tempi prolungati. Si è visto che il bambino che gioca liberamente è molto attento a ciò che fa e rimane in questa condizione per molto più tempo rispetto ad un bambino che gioca con attività proposte da altri. Nella nostra cultura questa capacità è molto importante, poiché sembra essere alla base delle capacità di concentrazione e apprendimento, che serviranno quando inizieranno le attività di apprendimento a scuola.

Alcuni studi hanno verificato una corrispondenza diretta tra il livello di attenzione di un bambino in età prescolare e le successive prestazioni scolastiche e sembra che il periodo più efficace per apprendere questo tipo di competenze sia proprio la fascia d’età 0-6 anni. Bambini con difficoltà nel mantenere l’attenzione nelle normali situazioni, riescono almeno in parte a correggere il loro difetto durante il gioco libero.

Il gioco libero risulta dunque essere una specie di palestra per allenarsi ad acquisire la capacità di mantenere l’attenzione sul proprio compito, che è una di quelle che più di tutte caratterizza e distingue la specie umana dalle altre.

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