Giorgio Buzzavo, Direttore Generale di Laboratorio 0246 no-profit

Duecento giorni (qualcuno in più, qualcuno in meno) sono quelli che separano l’ultimo giorno di scuola del 2020 con questa data di ripresa, ormai ufficiale, fissata per il 14 settembre.

Un nuovo anno scolastico, la cui organizzazione sembrava fino a poche settimane fa impossibile, e ora pare sempre complessa, mastodonticamente incerta, ma comunque possibile.

La possibilità che tutto, malgrado l’aumento dei contagi (dopo un periodo di quasi annullamento degli stessi) e l’influenza che avranno su di noi – e ancor più sui bambini -,  le limitazioni alla socialità e il lungo periodo di isolamento, possa ritornare alla normalità, il possibile dopo infiniti giorni senza speranza, vissuti al ritmo di un tempo pieno di im-possibilità.

Tra tutte le istituzioni che hanno dovuto fare i conti con questo periodo di incredibile difficoltà, il Mondo della Scuola è quello che, più di tutti, ha mostrato le sue crepe, la sua precarietà, la sua arretratezza e inadeguatezza, la sua incapacità di gestire la complessità, l’innovazione e la spinta del futuro.

Con strutture in bilico, insegnanti letteralmente abbandonati a gestire gigantesche moli di burocrazia, obbligati a una didattica a distanza senza che vi sia stata mai una corretta formazione e nemmeno un aiuto concreto.

Insegnanti che hanno fatto molto più di quanto era in loro potere, e ben oltre il proprio dovere, per sorreggere le strutture di un sistema scolastico che ha fatto acqua da tutte le parti.

La mia paura è che, in vista del 14 settembre, ci si dimentichi di quello che è accaduto e che non ci sia stato sufficiente spazio per la riflessione.

Le linee guida per la Scuola dell’Infanzia – cuore di Laboratorio 0246, di cui sono Direttore Generale – sottolineano che “la corporeità, la socialità, la relazione, l’esplorazione e il movimento sono aspetti irrinunciabili dell’esperienza” ma, mi chiedo, nel concreto, quali sono gli strumenti che devono adottare gli insegnanti per far sì che ciò sia possibile, mantenendo comunque il distanziamento, utilizzando i dispositivi di protezione e quant’altro per garantire la sicurezza?

Vedo questo un compito immane, a tratti a ridosso della sfera dell’impossibile.

Ancora una volta, credo saranno “solo” la capacità, la fantasia e la dedizione degli insegnanti a salvarci e a salvare i nostri bambini.

Un ultimo spunto di riflessione.

Una grande paura, in questa situazione di incertezza, mi attanaglia: riusciranno a sopravvivere le piccole associazioni sportive, in questa ottica di riorganizzazione delle attività e, soprattutto, in questa difficile gestione familiare?

Tra smart working, permessi, difficoltà genitoriali, l’attività sportiva pomeridiana sarà ancora una priorità per le famiglie?

Speriamo che alla fine di questa pandemia, oltre all’aspetto psicologico, non si debba curare anche quello fisico, correlato al primo e necessario per la salute dei bimbi, fin dai primi anni di vita.

Oltre a questi spunti di riflessione, nella newsletter di queste mese troverete gli interventi dei nostri esperti: la Dott.ssa Ruzzetta e l’importanza della colazione soprattutto in questo periodo di ripresa scolastica, una nuova puntata nel mondo del legno e della sostenibilità con Legnolandia e un interessantissimo intervento della Dott.ssa Ciancio riguardo al difficile rapporto tra genitori e figli in quest’epoca di multiple incertezze.

Buona lettura e spero davvero che questo possa diventare un grande spazio di riflessione per tutti noi.

Giorgio Buzzavo