Hermundur Sigmundsson, professore del Dipartimento di Psicologia della Norwegian University of Science and Technology di Trondheim, Norvegia insieme a Brian Hopkins, professore del Dipartimento di Psicologia della Lancaster University, hanno studiato lo sviluppo motorio dei bambini di pochi mesi praticanti attività di nuoto.
La ricerca
Un gruppo di 19 bambini islandesi di 2-3 mesi è stato avviato alla pratica del nuoto per due ore alla settimana fino a 7 mesi di età. Nell’acqua, sotto la guida di un istruttore molto particolare per metodo e capacità di lavoro con i bambini di questa età, i piccoli nuotatori imparavano a stare in piedi da soli sulla mano dell’insegnante, a mantenere l’equilibrio anche se la mano su cui erano in posizione eretta veniva mossa, a eseguire capovolte, a recuperare oggetti e a effettuare piccoli tuffi dal bordo della piscina. Al termine del periodo di “allenamento” venivano misurate alcune capacità motorie, in particolare legate all’equilibrio e alla capacità di afferrare e tenere in mano oggetti.
Quando gli stessi bambini hanno compiuto 5 anni le loro abilità motorie sono state confrontate con quelle di un gruppo di 19 bambini di pari età e situazione socio-economica che non avevano praticato il nuoto. In particolare sono state valutate le capacità di camminare in punta di piedi, rimanere in equilibrio su un piede, saltare la corda, fare rotolare la palla verso un bersaglio, raccogliere un fagiolo.

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Risultati
Al termine del periodo di “allenamento”, i bambini “nuotatori” dimostravano di possedere maggiori capacità, rispetto ai coetanei, di equilibrio e capacità di afferrare e tenere in mano alcuni oggetti.
Ancor più interessanti sono stati i risultati ottenuti sugli stessi bambini all’età di 5 anni. I dati hanno evidenziato differenze statisticamente significative tra i due gruppi con i baby nuotatori che dimostravano un’indiscutibile superiorità nelle prove di equilibrio e di capacità di raccogliere, afferrare e mantenere in mano gli oggetti.

Considerazioni importanti
Il dato assolutamente innovativo di questo studio è la dimostrazione che l’acquisizione di capacità motorie precoci comporta un vantaggio che si mantiene almeno per altri 5 anni. Questo suggerisce che, al pari di altre funzioni del nostro organismo come l’equilibrio metabolico e l’apprendimento delle lingue, anche lo sviluppo delle abilità motorie è determinato (o almeno influenzato) dalla pratica effettuata nelle prime fasi della vita. Al pari di una “memoria linguistica” o di una “memoria metabolica” esiste quindi anche una “memoria motoria”. Il dato ha importanti conseguenze nella valutazione dell’importanza di offrire ai bambini possibilità di esperienze motorie numerose e abbondanti.
Il ruolo dell’ambiente, inteso sia in senso fisico che socio-culturale, è anche molto importante. Come evidenziato dal prof. Sigmundsson, la pratica di attività motorie attraverso il gioco in acqua è senza dubbio facilitato in Islanda, poiché l’acqua è un elemento fondamentale per le abitudini di quel popolo e quasi tutti i bambini iniziano a nuotare da piccoli.

Patrizia Tortella
Guardate il video dello studio.
Il prof. Sigmundsson terrà una conferenza il giorno 31 marzo 2012 presso l’Università degli Studi di Verona, dalle ore 9.30-18.00, all’interno del Corso di Perfezionamento: “Corpo e Movimento: attività motoria per l’infanzia 0-6 anni”. Per informazioni: cemef@libero.it
Studio tratto da: Sigmundsson, H. & Hopkins, B. (2010). Baby swimming: exploring the effects of early intervention on subsequent motor abilities. Child: Care Health and Development, 36, 3, 428-430.