Dott.ssa Letizia Ciancio

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In uno dei suoi ultimi interventi ha parlato di perdita di autorevolezza dei genitori sui figli soprattutto in adolescenza, ma cosa accade se questa perdita avviene molto prima, già nella scuola dell’infanzia? Bambini capricciosi e genitori incapaci di gestirli. Come fare?

Eleonora

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Cara Eleonora, la perdita di autorevolezza dei genitori in adolescenza ha un’origine lontana, esattamente nell’età a cui le fa riferimento, se non prima. In adolescenza le tensioni sono strutturalmente esasperate perché il giovane ha bisogno di tagliare il cordone ombelicale per “individuarsi”, cioè distinguersi dal genitore e costruire pian piano la propria specifica identità. Il processo di costruzione identitaria è lungo e complesso, e passa necessariamente da momenti di conflitto, funzionali a lasciar andare quelle parti di sé che erano riflesso dei genitori. Ma il conflitto dovrebbe rimanere sempre all’interno del perimetro del rispetto, cioè del mantenimento di una cornice di buona educazione che non può includere l’inveire a parolacce l’uno contro l’altro o l’insultarsi. E questo vale sia lato figli che lato genitori, perché il rispetto all’interno di una famiglia è un atto dovuto per tutti.

L’autorevolezza, che favorisce il rispetto, è fatta di stima e credibilità e dipende dalla COERENZA comportamentale che viene osservata nel tempo. Soprattutto la coerenza tra parole e fatti, tra intenzioni e azioni. Nel rapporto educativo questo significa definire regole e farle rispettare. Poniamo ad esempio che un bimbo piccolo si arrampichi sulla cucina per mangiare un biscotto riposto nell’armadio, con ciò mettendosi in pericolo di caduta. La coerenza tra parole e gesti prevede che al “No, non si sale sulla cucina!” segua parallelamente un gesto di rimozione fisica del piccolo dal luogo in questione… magari facendo seguire ascolto e domande (“cosa cercavi? la prossima volta chiedi a mamma/papà”). Se viceversa all’esclamazione di dissenso non segue il gesto d’imperio, il bambino non metterà in relazione le parole “NO ecc…!“ con l’effettiva impossibilità di fare ciò che desidera… in pratica le parole perderanno potere e assimilerà di poter fare ciò che vuole. In età scolare, ad esempio, se si fissa una regola con relativa conseguenza (“fai i compiti così poi andiamo a prendere il gelato insieme; se non li fai, niente gelato”), la stessa va mantenuta senza eccezione, altrimenti le parole suoneranno come vane minacce da ascoltare con sufficienza. A scalare fino all’adolescenza, un modo incoerente di agire, fa perdere credibilità al genitore che poi si trova letteralmente privo di strumenti, non potendo più utilizzare, vista l’anagrafe, autorità e coercizione.

Vale dunque la regola aurea: prevenire. Soprattutto oggi, dove la frammentarietà delle “agenzie educative rende quasi impossibile arginare le derive. Si osservano infatti adolescenti che privi di pudore, insultano genitori inermi, tenuti a bacchetta con il ricatto per ottenere desideri per noi inimmaginabili: oggetti firmati, mezzi meccanici, soldi in continuazione.

Come fare se la perdita di autorevolezza avviene molto prima? Rallegrarsi perché è apparsa prima! Perché quando un figlio si ribella o crea problemi, sta quasi sempre mandando delle richieste implicite: di attenzione, di chiarezza, di forza. E questo noi abbiamo il dovere di coglierlo, ricordando sempre che tra genitori e figli non esiste una relazione di parità: esistono amore, confidenza, intimità, solidarietà… ma sempre su un piano gerarchico ineliminabile, che impone come regola assoluta il rispetto tra le parti, a prescindere.

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Letizia Ciancio è Dottoressa in Psicologia, Mindset Coach e Relatore Pubblico. Sui temi della contemporaneità ha pubblicato “Essere Padre, Essere Madre. Storia di un’avventura” (Armando Ed., 2015) e “Il cambiamento Possibile. Comprendere il Cambiamento nella società contemporanea” (Intrecci Ed., 2016). Da anni approfondisce i temi del Gender Mainstream e si batte per una partecipazione più attiva delle Donne nel mercato del lavoro e dei Padri nella condivisione dei compiti di cura e delle responsabilità genitoriali. È convinta infatti che per educare oggi, occorra spirito di squadra nella coppia e, soprattutto, occorra continuare a crescere come individui, sviluppando il proprio potenziale. Dopo varie esperienze in Italia e all’estero, vive a Roma con i suoi 3 figli.