Dott.ssa Letizia Ciancio

Scrivi all’esperto

Ha parlato di social e di web, e di come spesso sviluppino il narcisismo dei genitori. Per quanto riguarda i bimbi, quali sono le conseguenze di questa “dipendenza” che riscontrano nei genitori, sempre con il telefono tra le mani? Che cosa percepiranno di tutto questo e come fare per proteggerli?

Roberta da Prato

————–

Cara Roberta, il suo timore è sensato ma vediamo di entrare nel merito e come fare per arginarne gli effetti. Come accennato nel precedente articolo, il web è uno strumento molto potente che di per sé non crea reazioni causa-effetto sistematiche, ma varia nel bene o nel male, in base all’uso che se ne fa. Diciamo che è un’arma potente e affilata e come tale va maneggiata con consapevolezza. Ciò detto, gli effetti da lei evidenziati sono soprattutto associabili all’(ab)uso dei social network, che possono ingenerare dipendenza e distorsioni nella percezione della realtà, ovvero nel confine tra ciò che è autentico e ciò che è solo rappresentato, esposto in vetrina. In particolare vi sono alcuni effetti sistematici legati all’essere sempre connessi, che sono stati scientificamente rilevati: una ridotta capacità di concentrarsi, una minor capacità di ragionamento complesso (= che metta in relazione causale più eventi) e, in alcuni casi, il FOMO (Fear of Missing Out) cioè la paura di perdersi qualcosa, l’ansia di essere fuori gioco, da cui la compulsione a controllare continuamente i social per “vedere cosa accade nel mondo”.

Ora, senza entrare nel merito di questi aspetti e da dove abbiano origine tali dinamiche (sarebbe troppo lungo) vengo al suo punto: i social sono una vetrina e come tali slatentizzano il bisogno umano di approvazione funzionale all’autostima, in particolare nei momenti di difficoltà (passaggi maturativi, scelte di vita importanti, lutti, ecc.). L’approvazione degli altri può diventare una dipendenza e orientare i nostri comportamenti per ottenere più like, prescindendo anche dall’autenticità/bontà o meno di ciò che si espone. Perché l’importante è l’effetto che genera, non tanto che sia vero o buono.

Cosa arriva di tutto ciò ai nostri figli, ma in generale anche nelle relazioni interpersonali? Nell’immediato, DISTRAZIONE. Nel lungo periodo, CONFUSIONE: sulla propria identità/capacità e su quella altrui, perché la vetrina virtuale non è sempre uno specchio fedele della realtà. Osservano genitori distratti, che gli dedicano un’attenzione sommaria e frettolosa, preoccupati più di “togliersi la grana” che di educare, idealmente con il buon esempio… attraverso l’ESSERE, più che il MOSTRARE. Perché un genitore dovrebbe soprattutto INCARNARE ciò che vorrebbe vedere nel figlio/a in futuro. La distrazione inoltre è l’opposto dell’Amore, perché Amore è in primo luogo ACCOGLIENZA e ASCOLTO e l’ascolto richiede ATTENZIONE, CURA, TEMPO. Nella fretta non c’è spazio per la cura del dettaglio, per l’ascolto empatico, per il silenzio eloquente. Nella fretta, c’è spazio solo per l’efficienza nella risoluzione dei problemi… come se i figli fossero uno dei tanti guai da risolvere, in lista tra le bollette da pagare e una telefonata da fare. I bambini, essendo individui malleabili, finiranno dunque per considerare “naturale” un modo di fare distratto e l’avere un cellulare sistematicamente interposto tra due volti; e questo assetto mentale gli impedirà di accedere all’infinito bagaglio offerto dall’esperienza analogica, che arricchisce di colori la psiche. Questo modo frettoloso e distratto di esperire la realtà, modellerà nella loro mente una “palette di colori” decisamente più ridotta, con meno sfumature tra un tono e l’altro e uno spettro cromatico minimo, adeguato a fare quanto basta per (soprav)vivere. Ma Vivere è altro… È SENSO, ragione del proprio stare al mondo; è visione, orientamento. La nostra mente è un organo finalisticamente orientato che dà il meglio di sé solo quando possiede uno scopo… noi siamo cercatori di senso, prima di ogni altra cosa. E questo dobbiamo sempre ricordarlo se intendiamo svolgere al meglio il nostro ruolo educativo.

Non si tratta dunque di proteggerli, ma di essere modelli adeguati e guidarli. Occorre insegnar loro a orientare le proprie giornate (e in generale la vita) abituandoli sin da piccoli a fare delle scelte, rinunciando a qualcosa in funzione di un obiettivo. Definire un campo d’azione “a misura” della propria età/capacità (le REGOLE), condividere un OBIETTIVO misurabile e alla loro portata, effettuare SCELTE e RINUNCE in funzione di questo, offrire un FEEDBACK per perfezionare il tiro: questi sono i pilastri da tenere a mente, i fondamentali.

Dovremmo sempre ricordare che ogni bambino intimamente desidera essere bravo per rendere felici i genitori, ma se le regole in base a cui viene valutato non sono chiare o sono volubili, si confonde… e la confusione si traduce in comportamenti dissennati. Quando viceversa il perimetro è chiaro il bambino si sente sicuro e riesce a fare emergere talento e creatività. Il miglior regalo che possiamo fare ai nostri figli è quindi definire regole chiare, rispettarle tutti e rinegoziarle a mano a mano che crescono, ascoltando le reciproche istanze.


Nella prossima Newsletter, la Dott.ssa Ciancio risponderà al quesito di Eleonora:

Nel suo ultimo intervento ha parlato di perdita di autorevolezza dei genitori sui figli soprattutto in adolescenza, ma cosa accade se questa perdita avviene molto prima, già nella scuola dell’infanzia? Bambini capricciosi e genitori incapaci di gestirli. Come fare?

Leggi tutti gli articoli della Dottoressa Ciancio nella sezione a lei dedicata

Letizia Ciancio è Dottoressa in Psicologia, Mindset Coach e Relatore Pubblico. Sui temi della contemporaneità ha pubblicato “Essere Padre, Essere Madre. Storia di un’avventura” (Armando Ed., 2015) e “Il cambiamento Possibile. Comprendere il Cambiamento nella società contemporanea” (Intrecci Ed., 2016). Da anni approfondisce i temi del Gender Mainstream e si batte per una partecipazione più attiva delle Donne nel mercato del lavoro e dei Padri nella condivisione dei compiti di cura e delle responsabilità genitoriali. È convinta infatti che per educare oggi, occorra spirito di squadra nella coppia e, soprattutto, occorra continuare a crescere come individui, sviluppando il proprio potenziale. Dopo varie esperienze in Italia e all’estero, vive a Roma con i suoi 3 figli.