Il gioco è uno degli aspetti più importanti dello sviluppo di un bambino che si realizza in modo molto simile anche nel mondo animale (Burghardt G.M., 2005 ). Per entrambi, cucciolo e bambino, il gioco è spesso un susseguirsi di azioni ripetitive che aiuta il consolidamento delle capacità motorie; anche se talvolta non sembra, il gioco è quasi sempre finalizzato al raggiungimento di obiettivi specifici, cosa che facilita le strategie di apprendimento e l’acquisizione di nuove capacità. Queste componenti scompaiono se i bambini o gli animali sono in stato di stress o denutrizione.
I giochi sono il più delle volte caratterizzati da attività di movimento e possono offrire opportunità di sviluppo di competenze motorie. Frequenza, intensità e durata di un’azione sono gli elementi indispensabili per promuovere l’apprendimento motorio e nel gioco, con la ripetitività che lo caratterizza, il bambino mette in atto le condizioni che realizzano il processo di apprendimento e consolidamento di abilità e competenze.

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Il gioco libero (A. D. Pellegrini, 2007) non ha regole prefissate dall’adulto. Giocando liberamente il bambino sviluppa creativamente il proprio comportamento costruendosi le proprie regole. Così il bambino impara le regole della convivenza come rispettare il proprio turno e comunicare con i compagni di gioco.
Ma quanto è effettivamente “libero” il gioco?
Diversi studi di psicobiologia e di psicologia sperimentale evidenziano come sia importante l’obiettivo che il soggetto ha nel compiere una determinata azione (Klatzky, McClosky, Doherty, Pellegrino, 1987). Ad esempio, se si desidera afferrare una tazzina piena di caffè si deciderà di utilizzare il manico, tenendolo in una certa direzione, mantenendo la tazzina in equilibrio fino a portarla alla bocca. Se invece la tazzina è vuota e viene afferrata per essere riposta in un armadio viene afferrata in un modo differente. In altre parole, lo scopo della mia azione e la struttura dell’oggetto definiscono il mio comportamento. Il gioco è quindi influenzabile da ciò che il bambino ha a disposizione per giocare.
Un altro aspetto fondamentale del comportamento del bambino è l’apprendimento attraverso l’imitazione (Mareschal & Johnson, 2003). Le basi biologiche dell’imitazione sono ben più profonde di quanto non si immagini comunemente. Negli ultimi anni è stato dimostrato che la persona che guarda un’azione compiuta da un altro soggetto genera nel proprio cervello un’attività molto simile a quella che si genera nella persona che compie realmente l’azione (Fadiga, Fogassi, Gallese, Rizzolatti, 2000). L’imitazione non è quindi soltanto ripetere quello che gli altri fanno; il bambino che sta fermo e soltanto guarda cosa fa la mamma o il papà sta allenando dentro di sé i circuiti cerebrali che gli consentiranno poi di ripetere l’azione. La presenza di altri soggetti introno al bambino è quindi un altro parametro che influenza il gioco

Quindi il gioco è momento di crescita del bambino che, apparentemente libero, è in realtà fortemente influenzabile dall’ambiente inteso sia come spazi e oggetti a disposizione sia come contesto sociale in cui il bambino gioca o vive.
Abbiamo di recente pubblicato un interessante lavoro che dimostra come la strutturazione dell’ambiente possa fortemente influenzare il comportamento di gioco dei bambini nella scuola materna. Nella sezione AREA SCIENTIFICA riportiamo in sintesi i risultati di quel lavoro. Da questa lettura il genitore può comprendere quanto importante sia l’attenzione che egli/ella deve porre sul proprio bambino quando gioca. Con questa attenzione, effettuata in modo discreto e non invasivo, il genitore può influenzare il gioco del bambino educandolo a stili di vita attivi o alla sedentarietà.

P. Tortella