Questa è una di quelle storie che, più che storie, sembrano delle favole.

La protagonista è un’insegnante della Scuola Primaria di Copparo (in provincia di Ferrara) e il suo alunno Matteo che, durante una lezione di grammatica sugli aggettivi, ha scritto che un fiore era “petaloso”.

E questa splendida maestra, uscita chissà da quale favola, non ha ripreso il bambino dicendo che la parola non esiste e che per questo non si può usare: la parola non esiste, certo, ma chi l’ha detto che non ci sia un piccolo spazio per lei nel prossimo vocabolario?

Così Margherita Aurora – l’eroina di questa storia – ha preso in mano l’intramontabile carta e penna e ha scritto direttamente all’Accademia della Crusca, raccontando della parola “petaloso” inventata dal piccolo Matteo e chiedendo una valutazione.

La risposta degli Accademici fiorentini a Matteo è arrivata puntuale: una lettera precisa e piena – tra le righe – di dolcezza.

“[…] Sai come fa una parola ad entrare nel vocabolario? Una parola nuova non entra nel vocabolario quando qualcuno la inventa, anche se è una parola “bella” e utile. Perché entri in un vocabolario, infatti, bisogna che la parola nuova non sia conosciuta e usata solo da chi l’ha inventata, ma che la usino tante persone e tante persone la capiscano. Se riuscirai a diffondere la tua parola fra tante persone e tante persone in Italia cominceranno a dire e a scrivere “Com’è petaloso quel fiore!” […] ecco, allora petaloso sarà diventata una parola dell’italiano […]”

Vi riportiamo questa bella lettera nella versione integrale qui sotto:

La storia di Petaloso (1)La storia di Petaloso (2)

(Lettera presa dalla pagina FB della Maestra)

Grazie a chi crede nell’importanza della fantasia e del coltivare i sogni, a chi riconosce la  magia nella – e della – realtà.

Grazie alla Maestra Margherita Aurora anche da parte di Laboratorio 0246.