Dott. Stefano Martelossi, Direttore UOC Pediatria Treviso

Sono passati pochi mesi, 10 solamente, ma sembra un altro secolo!

La pandemia da SARS-CoV-2 ha in questi mesi modificato radicalmente la nostra società, i nostri modi di vivere, le nostre preoccupazioni; i profondi cambiamenti sociali ed economici generano smarrimento, e nessuno è in grado di sapere come sarà il mondo e il nostro paese, dopo la pandemia da SARS-CoV-2.

L’età pediatrica è stata solo “sfiorata” dalle manifestazioni cliniche della malattia da COVID-2: nel 70% dei casi la malattia è asintomatica o lieve, circa il 10% viene ricoverato, la malattia è grave nel 4,3% e il 3,5% ha necessitato di terapia intensiva. In Italia 4 sono i bambini, tutti con patologie gravi associate, deceduti per SARS-CoV-2.

Anche nella nostra ULSS2 a fronte di quasi 2200 bambini con tampone positivo per SARS-CoV-2 al 30 novembre, sono stati 15 i ricoveri nella Pediatria di Treviso per patologia correlata al COVID, di cui 5 con sindrome infiammatoria multisistemica (una super-infiammazione dei vasi sanguigni scatenata dall’infezione che assomiglia alla malattia di Kawasaki, con interessamento anche cardiaco e di molti organi), con un periodo di ricovero breve (3 giorni) e tutti dimessi guariti e senza esiti.

Nessuno ha avuto insufficienza respiratoria.

Immaginatevi cosa sarebbe stata la già così drammatica pandemia se anche nell’età pediatrica l’infezione avesse colpito gravemente; come genitore e Pediatra ho un brivido al solo pensiero.

I motivi per cui i bambini si ammalano poco non sono ancora del tutto chiariti: minor numero di recettori per il virus sull’epitelio respiratorio (recettori ace), miglior funzionamento del sistema immune innato nei bambini (che sanno fisiologicamente difendersi meglio da virus “sconosciuti”), presenza di anticorpi verso altri coronavirus (che provocano banali sintomi respiratori) che permettono di difendersi anche verso il COVID.

Nella prima ondata, a causa dello stretto confinamento dei bambini e adolescenti, erano circa il 2% i casi documentati positivi al SARS-CoV-2, ora con la seconda ondata sappiamo che anche i bambini sono suscettibili all’infezione, sono ormai circa il 10-13% i casi positivi al COVID, si concentrano principalmente nell’età pre e adolescenziale e nel primo anno di vita, si infettano perlopiù in famiglia (70%) e sono in grado, seppur probabilmente in misura minore, di diffondere il virus.

E’ un fatto però che l’età pediatrica ha profondamente sofferto per i nuovi comportamenti imposti dalla pandemia, più delle altre età. La chiusura delle scuole con l’attività didattica a distanza tra innumerevoli difficoltà, le attività sportive e sociali annullate, le difficoltà nei rapporti familiari e affettivi, fondamentali per una “sana” crescita, hanno portato ad un aumento dei problemi psicologici, al rallentamento delle acquisizioni scolastiche (è stato calcolato che più del 60% dei bambini in età scolare ha avuto in questo periodo una regressione), sono aumentati gli incidenti domestici e la violenza intra-familiare.

Sono stati colpiti di più i bambini fragili, i più bisognosi di cure e attenzioni non solo sanitarie; i bambini e le famiglie con basso livello socio-economico, con malattie croniche, con patologia neuropsichiatrica e ritardo mentale si sono trovate spesso sole, con difficoltà all’accesso alle cure sanitarie, ai centri per disabili, all’assistenza domiciliare e integrata.

I più sfortunati hanno sofferto di più e sono aumentate le differenze sociali ed economiche.

E’ necessario in questo momento da una parte spiegare ai nostri bambini e ragazzi l’importanza di rispettare le regole del distanziamento sociale e dall’altra impegnarsi per ripristinare quanto più possibile quelle attività fondamentali per un sano sviluppo e riportare sui loro volti il sorriso e la voglia di vivere.

È fondamentale spiegare le cose in modo comprensibile, se come genitori vi trovate in difficoltà non tirate ad indovinare, utilizzate, assieme ai vostri figli i siti web di organizzazioni internazionali con UNICEF e WHO (organizzazione mondiale della sanità). Fateli parlare e ascoltate, dimostrate come proteggere sé stessi e i loro amici (la mascherina portata anche pe ore non fa male, non provoca ipossia), rassicurateli mantenendo il più possibile i “normali” ritmi di vita, spiegate che anche se è dura, difficile, anche noioso seguire le regole aiuterà a mantenere sani noi e le persone a cui vogliamo bene.

Date a loro esempi positivi, tutte le persone che stanno lottando assieme contro il virus; prendetevi cura di voi stessi e di chi vi sta vicino.

E per Natale? E la scuola? Lo sport ? Le visite ai nonni?

Sarà un Natale diverso, difficile, starà a noi adulti trovare gli stimoli e le ricette per mantenere vivo il sentimento di fratellanza, amore e condivisione che dovrebbe essere il Natale. Dovrebbe, perché molte volte il Natale si limita alle feste, ai regali e alle vacanze in montagna, tutte cose importanti certamente, ma quest’anno dovremmo approfittare delle difficoltà per rinforzare i valori, tra cui la solidarietà per chi sta peggio di noi, e non solo a causa del virus.

La riapertura della scuola è la priorità; la nostra società non può più permettersi di “bloccare” il futuro dei nostri ragazzi, loro sono le nostre speranze e l’investimento per il paese che verrà dopo la pandemia. Ne avremo bisogno!

Fare attività motoria, fisica è fondamentale per i nostri bambini e adolescenti, per chi non può più praticare l’attività sportiva perché svolta al chiuso, andranno trovate delle alternative, anche assieme alle famiglie, di movimento all’aperto.

E i nonni? Le viste ai nonni in questo momento devono essere limitate, se non escluse, il più possibile, e tutti sappiamo il perché. Cerchiamo di preservare assieme al futuro anche il passato, l’esperienza di chi ha permesso a noi tutti di vivere in una società libera, democratica e ricca. Spiegatelo ai vostri figli, Sono certo che capiranno.

Tutto andrà bene? Speriamo, ma dipenderà anche da noi, dalla responsabilizzazione collettiva, dall’assunzione di responsabilità individuale e collettiva, indispensabile per uscire bene dalla crisi.

Dalla storia impariamo che le crisi spesso rappresentano una svolta di cambiamento per le società e che la specie umana si è evoluta soprattutto per l’abilità di sfruttare le nuove tecnologie per cooperare e imparare assieme, piuttosto che competere e combattere.

L’età dell’eccessivo individualismo e della strenua competizione potrebbe lasciare spazio ad un periodo di maggiore solidarietà e maggiore connessione.

Insegniamo anche questo ai nostri figli.