Come si sviluppa nel bambino il comportamento “prosociale”, cioe’ la capacita’ di aiutare un’altra persona?

Il comportamento “prosociale” è la capacità che ha un bambino di aiutare un compagno in difficoltà. Si manifesta attraverso aiuto e conforto dato al compagno per fare diminuire il suo stato di difficoltà.

La letteratura scientifica è stata fino a poco tempo fa abbastanza concorde nel suggerire come questo comportamento sia correlato alle capacità empatiche di chi aiuta, capacità che permettono di vivere le emozioni della persona osservata. Nel caso di bambini, anche la simpatia provata per il compagno può produrre comportamento prosociale.

Il comportamento prosociale si sviluppa a partire dal primo-secondo anno di vita. Secondo Hoffman e altri autori un bambino prova empatia se è in grado di differenziare le emozioni rispetto a ciò che succede a sé e a ciò che succede agli altri e se è in grado di avere la percezione di sé.

Altri autori sostengono che si tratterebbe di “contagio emozionale” e non di vera e propria capacità empatica. Attraverso l’osservazione ripetuta degli altri si imparerebbe a sperimentare le emozioni dell’altro e ciò svilupperebbe un più forte sentire empatico. Studi recenti mettono altresì in risalto come sia la stessa organizzazione del sistema nervoso, attraverso meccanismi di percezione – azione, a produrre capacità empatiche. Particolarmente rilevanti risulterebbero essere le funzioni localizzate nella zona prefrontale del cervello. Tali “funzioni prefrontali” crescono durante il secondo anno di vita e permettono al bambino di riconoscere e distinguere il sentire suo da quello appartenente ad altri. Esse sono anche responsabili sia del controllo inibitorio che delle funzioni esecutive e sono alla base dello sviluppo del comportamento sociale del bambino.

Si ritiene che lo sviluppo prosociale dei bambini sia collegato con il comportamento degli adulti che sicuramente è molto variegato anche in funzione di credenze e di abitudini proprie di diversi contesti socio-culturali. In una recente pubblicazione, Zahn, Waxler, Radke Yarrow e King hanno identificato due comportamenti materni distinti ed analizzato il conseguente sviluppo prosociale di bambini da 1 a 2 anni:

  1. Madri che rispondono alle trasgressioni dei loro figli con molta intensità e chiarezza, sia cognitivamente che affettivamente (sgridano, ribadiscono con fermezza le cose, adottano comportamento autoritario)
  2. Madri che usano strategie psicologiche assertive e di rinforzo, aiutando i figli a comprendere cosa può provare la persona osservata

Come evolve il comportamento dei bambini in relazione ad esperienze così diverse come quelle riportate? Quali sono i fattori del bambino e dell’ambiente che determinano il comportamento pro sociale (la capacità di aiutare il compagno in difficoltà)?

Molte ricerche rivelano come esista una correlazione tra sviluppo delle capacità prosociali e la capacità di sentire le emozioni dell’altro, la concezione di sé che ha il bambino e la capacità di distinguere sé dall’altro. Un metodo molto utilizzato per studiare questi aspetti del bambini si basa sulla loro osservazione mentre si guardano nello specchio. In particolare si è osservato come le capacità sopra riportate (sentire emozioni, concezione di sé e dell’altro) siano correlate anche con la capacità del bambino di riconoscersi allo specchio. Riconoscersi allo specchio, in particolare, è anche correlato con altri aspetti dello sviluppo del comportamento come:

  • capacità del bambino di provare imbarazzo
  • con la consapevolezza del sé corporeo
  • con l’utilizzo dei pronomi, nel linguaggio
  • con la capacità di imitare
  • con il comportamento prosociale, emotivamente motivato.

Ma l’interesse più grande, soprattutto da parte dei genitori e degli insegnanti, è quello di capire come lo sviluppo di queste capacità del bambino, che sono strumentali per lo sviluppo del suo comportamento, siano dipendenti dal contesto in cui essi vivono.

Per affrontare questa domanda, H. Keller dell’Università di Osnabruck in Germania, sicuramente la scienziata più importante di oggi sullo studio antropologico dello sviluppo dei bambini, ha analizzato il comportamento di bambini inseriti in contesti socio-culturali  notevolmente diversi. Nei suoi recenti studi la Keller ed il suo gruppo hanno infatti studiato bambini tedeschi di Berlino e bambini indiani di New Delhi di livello socio economico medio. Questi due contesti culturali sono definiti rispettivamente “indipendentista” (o individualista) e “interdipendentista” (o collettivista). Nel primo contesto indipendentista (quello tedesco) viene enfatizzata maggiormente l’autonomia. Nel secondo contesto indiano i valori delle relazioni interpersonali (empatia, comportamento prosociale, obbedienza) giocano un ruolo importante sia come valore che come guida per il comportamento proprio individuale del bambino e per gli obiettivi di socializzazione .

Il comportamento “educativo” dei genitori si allinea con il modello sociale del proprio ambiente culturale. Infatti le mamme tedesche, di Berlino, di classe media socializzano i loro figli verso un comportamento individuale, autonomo, e li aiutano a sviluppare  fiducia in sé stessi. Per queste madri ha molto valore  l’interazione diadica (madre-figlio) e il fatto che i bambini imparino a diventare più indipendenti e a stare soli. Le madri tedesche hanno un orientamento socioculturale prevalentemente autonomo e i bambini danno più valore alla considerazione personale che alla responsabilità interpersonale.

Invece le madri indiane di classe media di Delhi enfatizzano fortemente la relazione sociale e la responsabilità interpersonale. In India la responsabilità interpersonale è un obbligo educativo e morale e, di conseguenza, i bambini Hindu di 8 anni danno priorità alla responsabilità interpersonale piuttosto che alla considerazione personale.

I risultati degli studi mostrano che, indipendentemente dal contesto, vi è maggiore prosocialità nei bambini in cui viene incoraggiato dai genitori il comportamento prosociale. Emergono però importanti differenze legate al contesto che ci aiutano a comprendere come si sviluppi questa capacità nei bambini. Per esempio, vi è una grosso differenza nella capacità di riconoscersi allo specchio. Infatti bambini di Berlino che hanno sviluppato il comportamento prosociale sono in grado di riconoscersi allo specchio, mentre i bambini di Delhi che hanno sviluppato lo stesso comportamento non sono in grado di riconoscersi allo specchio. Questo contraddice quanto si credeva fino ad oggi, cioè che lo sviluppo del comportamento pro sociale fosse legato alla maturazione della concezione di sé e alla capacità di distinguere sé dall’altro. La realtà dei bambini sarebbe quindi che in essi è di fatto mancante l’orientamento ad aiutare gli altri; questo comportamento richiede avanzate capacità di regolazione delle emozioni e solo se il bambino è capace di regolare affetti negativi può porre la sua attenzione sulla situazione e agire in modo costruttivo.

La Keller propone, in seguito alla sua ricerca,  che l’ambiente socio culturale in cui si vive sia il fattore primario per lo sviluppo del bambino. Le pratiche di socializzazione, in cui i genitori aiutano i figli a comprendere le emozioni altrui e mettere in atto interventi di aiuto efficaci in risposta a bisogni degli altri, sembrano essere i più efficaci metodi di insegnamento. Il comportamento empatico dimostrato dai genitori nei confronti degli altri, viene appreso per imitazione dai bambini, sfruttando la predisposizione innata di imitare.

E’ importante notare comel’obbedienza risulti essere un forte predittore di comportamento pro sociale ed è forse proprio per questa relazione tra obbedienza ed aiuto per l’altro tipica dei contesti sociali che i genitori educano, inconsciamente, all’obbedienza.

Tuttavia le pratiche educative che mettono in atto, se di tipo prevalentemente autoritario, non supportano questo tipo di sviluppo. Le pratiche che favoriscono l’autonomia del bambino e il comportamento prosociale sono efficaci se si fondano sulle capacità empatiche di sentire lo stato dell’altro soggetto. Nei contesti sociali dove si enfatizza l’importanza della relazione e dell’interdipendenza, il comportamento prosociale origina proprio dall’incontro con le difficoltà dell’altro.

Lo studio della Keller ha un grande valore conoscitivo per genitori ed educatori. Le pratiche che accompagnano lo sviluppo pro sociale dei bambini sono diverse a seconda degli ambienti culturali in cui il bambino e la sua famiglia sono inseriti. Non si può parlare di pratiche migliori o peggiori, ma solo di diversità che comunque portano allo sviluppo pro sociale, cioè alla capacità di aiutare il compagno in difficoltà. Il bambino può essere pro sociale sia se viene educato all’individualismo o al rapporto interpersonale. Secondo la Keller il comportamento prosociale sarebbe un “comportamento di aiuto situazionale”, che si svilupperebbe attraverso la pratica, il vissuto relazionale. Non è l’autoritarietà (sia in senso di obbedienza individuale che in senso di obbedienza alla collettività) che insegna ad aiutare e che promuove il comportamento pro sociale, ma è la sua pratica ripetuta.

 

Patrizia Tortella

 

Per avere informazioni più approfondite:

J. Kartner, H. Keller,  N. Chaudhary, Cognitive and Social Influences on Early Prosocial Behavior in Two

Sociocultural Contexts,Developmental Psychology © 2010 American Psychological Association,m 2010, Vol. 46, No. 4, 905–914