Come avviene lo sviluppo? Teorie a confronto

 

Quando pensiamo ad un bambino e lo vediamo crescere non ci rendiamo conto di quante cose attorno a lui possono influire nel suo sviluppo.  Ma come avviene lo sviluppo?

Ci sono diverse teorie in proposito. Le principali sono:

 

LA TEORIA DI JEAN PIAGET (1896-1980)

Egli sostiene che l’intelligenza è il prodotto del nostro adattamento all’ambiente, che essa rappresenta il più alto grado di adattamento mentale e che le capacità cognitive hanno una base innata.  Fattori esterni come l’ambiente e le interazioni sociali possono favorire o meno lo sviluppo, ma non sono determinanti.

L’intelligenza si sviluppa attraverso 4 fasi:

1.       Fase dell’intelligenza senso-motoria (0-2 anni)

2.       Fase del pensiero pre-operatorio (2-7 anni)

3.       Fase del pensiero operatorio concreto (7-11 anni)

4.       Fase del pensiero operatorio formale (11-14 anni)

 

LA TEORIA DI L. S. VYGOTSKIJ (1896-1934)

Egli ritiene che le funzioni intellettuali superiori emergano dalle esperienze sociali. Il bambino è considerato attivo costruttore nell’ambiente socio-culturale. Lo sviluppo di un bambino utilizza le acquisizioni delle generazioni precedenti, utilizza gli strumenti culturali. Le capacità superiori compaiono prima nell’interazione con gli altri e vengono successivamente interiorizzate per comparire a livello intraindividuale.

Presenta il concetto di ZONA DI SVILUPPO PROSSIMALE, come differenza tra ciò che il bambino sa fare da solo e ciò che sa fare insieme a un altro.  Stimola la valutazione dinamica dell’intelligenza, il potenziale di apprendimento.

Da un punto di vista neurologico si può dire che PIAGET ritiene che il bambino entri nelle diverse fasi di sviluppo una volta maturato il sistema nervoso, mentre VYGOTSKIJ ritiene che il lavoro in “zona di sviluppo prossimale” cioè a quel livello in cui può riuscire solo se aiutato da un’altra persona la riuscita produca una successiva maturazione del sistema nervoso.

 

LA PROSPETTIVA ECOLOGICA

Attorno agli anni ’80 si scopre questa nuova prospettiva che mette in evidenza nello sviluppo gli aspetti di: ambiente fisico e socio-relazionale, tipo di compito, caratteristiche del bambino. Questa prospettiva si suddivide in due filoni:

a)      Teoria dei sistemi dinamici dello sviluppo: il movimento emerge dall’interazione tra individuo-ambiente-compito. Al variare di una di queste condizioni cambia l’effetto finale del movimento.

b)      Teoria della percezione-azione: venne proposta da Gibson attorno agli anni ’60. Egli sostiene che esiste una relazione tra sistema percettivo e sistema motorio e pertanto che non possiamo studiare il movimento senza studiare anche la percezione e viceversa. Gibson ha inventato il termine AFFORDANCE per descrivere la funzione ambientale che un oggetto esercita sulla persona. Pensiamo ad esempio ad un gradino che ci sembra superabile oggi ma se domani avessimo una gamba dolente la nostra percezione lo vedrebbe diversamente.

Gli studi cross culturali mettono in risalto le differenze di sviluppo dovute all’ambiente fisico e socio culturale.

 

Patrizia Tortella

Referenze

Haywood K. M., Getchell N., Life Span motor development, Human Kinetics, U. K. 2009.

Gibson J. J., An ecological  approach to visual perception, Boston, Houghton Mifflin, 1966.